Il GDPR tutela anche i defunti

Il Garante Privacy: “Le persone decedute continuano a godere delle tutele previste dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali”

Il Gdpr tutela tutti, vivi e defunti. A confermarlo, anche se con parole diverse, è stato il Garante privacy Antonello Soro che nei giorni scorsi, su richiesta di una Azienda sanitaria, ha espresso il suo parere nell’ambito del riesame di un provvedimento di rigetto riguardante un accesso civico ai dati sanitari di un paziente deceduto.

Il tutto era partito da un presunto caso di malasanità. Una persona, attraverso il cosiddetto Foia (Freedom of Information Act: una legge che tutela la libertà di informazione e il diritto di accesso agli atti amministrativi) aveva richiesto all’Azienda sanitaria in questione l’accesso ad atti specifici di un paziente non più in vita. Atti, secondo il Garante, particolarmente riservati (perché contengono informazioni su ricovero, sintomi anamnesi, diagnosi, esami effettuati, alcuni particolarmente invasivi, terapia, farmaci somministrati e credo professato) e quindi non accessibili con il Foia.

Va ricordato che il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr), pur escludendo l’applicazione della normativa ai dati delle persone decedute, stabilisce, con una “clausola di salvaguardia”, la possibilità per gli Stati membri di prevedere norme che riguardano il trattamento dei dati personali delle persone decedute. Possibilità di cui si è avvalso il legislatore italiano con il decreto legislativo n.101/2018. E’ stato infatti deciso che i diritti relativi ai dati personali dei defunti possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione.

Nel caso preso in esame dal Garante, è stato sottolineato come il Codice sulla protezione dei dati preveda un “divieto di diffusione” di dati relativi alla salute, di conseguenza non è possibile darne “conoscenza a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione”.

Dunque, chi in futuro vorrà richiedere documentazioni sanitarie per indagare su decessi dovuti a presunti casi di malasanità, dovrà percorrere strade diverse rispetto al Foia.

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