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Operatrici domestiche in nero possono registrare il datore di lavoro

Sentenza rivoluzionaria della Cassazione. Video e audio utili come prove in un eventuale processo

È stata definita una sentenza rivoluzionaria che mira a regolarizzare le tantissime badanti e colf che operano in Italia. I giudici della Cassazione, infatti, nei giorni scorsi hanno disposto che le operatrici domestiche prive di regolare contratto, potranno provare il proprio rapporto di lavoro registrando con apparecchi necessari (telecamere, registratori ecc.) la loro attività come prova di un eventuale processo per chiedere, oltre a una naturale assunzione, anche gli arretrati, la buonuscita e le ferie.

Tali prove dovranno però evitare di incorrere nel reato di violazione della privacy (articolo 615 bis del codice penale). Le telecamere non dovranno registrate immagini di vita privata dei datori di lavoro e della loro famiglia all’interno delle case nelle quali badanti o colf prestano servizio (nei filmati possono finire mobili, arredo, argenteria, biancheria intima ma non momenti non attinenti al lavoro svolto dalle domestiche). Inoltre le operatrici domestiche dovranno sempre essere presenti nel momento della registrazione.

Ma se le badanti e le colf da oggi in poi avranno il diritto di difendersi, non potranno fare lo stesso i padroni di casa ai quali è vietato posizionare telecamere o registratori nascosti per controllare il lavoro svolto dalle operatrici domestiche. In questo caso si tratterebbe di una violazione delle norme dello Statuto dei lavoratori che vietano il controllo a distanza dei dipendenti.

Fonti:
adnkronos.com;
ilgiornale.it

controllo a distanza, regolare contratto, sentenza cassazione, violazione delle norme dello statuto dei lavoratori, violazione privacy

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