Piccoli influencer crescono, ma attenzione alla privacy

Il fenomeno è in forte espansione, ma spesso non si tiene conto dei danni causati dal successo di queste giovanissime star del webIl fenomeno è in forte espansione, ma spesso non si tiene conto dei danni causati dal successo di queste giovanissime star del web

Il mondo digitale continua a sfornare personaggi più o meno credibili o mostri credibili (senza il più o meno) alla velocità della luce. Lo fa con grande disinvoltura, andando incontro, con scaltrezza, alle preferenze e al livello di autostima di ogni singolo utente.

Una delle mode degli ultimi anni, riguarda la presenza dei bambini sui canali social più penetranti. Che si tratti di figli papà, di individui famosi o di semplici sconosciuti, quei visini tanto innocenti quanto magnetici, nella maggior parte dei casi si stanno trasformando in vere e proprie opportunità lavorative (per genitori o chi ne fa le veci) impensabili fino a poco più di un decennio fa. Aprendo un social network qualsiasi, in pochi ormai riescono a non dedicare minuti o anche solo un attimo o della propria esistenza alla visione di foto e video di bimbi sorridenti o in lacrime, teneri e buffi intenti a fare cose tenere e buffe come in genere fanno tutti i bambini del mondo. Ma evidentemente la cosa attrae, colpisce, ed è inutile cercare di capire perché. L’innocenza dei bambini piace sempre, specie poi se quei bambini vengono messi lì allo scopo di spingere a comprare un determinato prodotto o a seguire una tendenza specifica.

Influencer con il biberon

Diversi bimbi oggi diventano star ancora prima che le loro mamme li mettano al mondo. Giusto per farsi un’idea, basta guardare ciò che accade in casa Fedez-Ferragni (cantante-influencer il primo, influencer e basta la seconda): foto della mamma in attesa, foto del parto, foto del primo allattamento, foto del primo pannolino e tanto altro ancora.

Andando fuori dai confini nazionali, non mancano poi i casi eclatanti di bimbi famosi per i loro milioni di follower su Instagram e YouTube. Colpa o merito di genitori alla ricerca di successo o dalle inarrivabili capacità manageriali. Si passa infatti dall’utilizzo di immagini di vita quotidiana a foto di piccoli ometti e di tenere femminucce che indossano abiti griffati o, abbassando leggermente il livello, del negozio di mamma e papà. Una pratica sempre più in espansione che, come accade per gli adulti, si sta trasformando in una opportunità di business per numerose aziende che non hanno impiegato molto a fiutare l’affare.

Alcune recenti ricerche effettuate sulla cosiddetta “Generazione Alpha” (i nati dopo il 2010) evidenzia come il 12 per cento dei bambini sia attratto soprattutto da influencer coetanei conosciuti sul web.

Bene, ma tutto ciò quanto mette in pericolo la privacy?

Privacy piccoli influencer

Non tutti i bambini che usano la propria immagine in rete, sono tutelati a dovere. La maggior parte di essi, infatti, avrebbe bisogno di maggiore protezione, innanzitutto da parte dei propri genitori, per scongiurare la proliferazione di fenomeni sociali molto pericolosi come la pedofilia, la pedopornografia o il cyberbullismo. Bisogna ricordare, infatti, che le immagini e i video divulgati con tanta facilità sul web, non attirano soltanto un pubblico di giovanissimi.

Per evitare di commettere errori che potrebbero rivelarsi più gravi di quello che si pensa, forse sarebbe opportuno che tutti consultassero anche il documento
Convenzione sui diritti dell’Infanzia.

Sarebbe già un passo in avanti per evitare comportamenti nocivi ogni volta che si viene a contatto con minori o con contenuti che li riguardano.

Va evidenziato inoltre che l’entrata in vigore del Regolamento UE 2016/679 (Gdpr) ha  arricchito lo scenario normativo sulle misure di salvaguardia e sui diritti dei minori. Il Gdpr ha fissato a 16 anni l’età minima per poter esprimere da soli, senza l’intervento dei genitori o di chi ne fa le veci, il consenso al trattamento dei dati personali (e quindi anche di immagini) in merito all’iscrizione a social, app o altri servizi digitali online. Per chi ha meno di 16 anni, il consenso dovrà essere dato da entrambi i genitori.

Non in Italia, però, dove con il Decreto legislativo 101/2018, è stato abbassata a 14 l’età minima per poter prestare validamente consenso ai servizi della società dell’informazione.

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