Processo penale da remoto, i dubbi del Garante della privacy

Antonello Soro ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: “Chiediamo maggiori dettagli sulle caratteristiche delle piattaforme utilizzate”

L’ipotesi di effettuare i processi penali da remoto non sembra convincere il Garante della privacy Antonello Soro che nei giorni scorsi, spinto dall’Unione Camere Penali, ha scritto una lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il provvedimento dovrebbe prendere il via dal prossimo 12 maggio e prevede, appunto, che i processi urgenti vengano celebrati non in un’Aula di tribunale, ma con i giudici e le parti collegate da remoto. Nel processo penale verrebbero poi utilizzate le pec per il deposito di atti e documenti.

Il Garante della privacy nella sua lettera ha chiesto al Guardasigilli maggiori chiarimenti, in particolare “sulle caratteristiche delle piattaforme indicate dal ministero della Giustizia ai predetti fini, nonché sull’opportunità della scelta di un fornitore del servizio in questione stabilito negli Usa e, come tale, soggetto tra l’altro all’applicazione delle norme del Cloud Act (che come noto attribuisce alle autorità statunitensi di contrasto un ampio potere acquisitivo di dati e informazioni)”.

Soro nella lettera evidenzia le preoccupazioni dei penalisti, i quali “si interrogano sulla tipologia di dati eventualmente memorizzati da Microsoft Corporation per finalità proprie, del servizio o commerciali; sui soggetti legittimati all’accesso ai metadati delle sessioni e, in particolare, sull’eventualità che Microsoft Corporation o un amministratore di sistema possa desumere, dai metadati nella sua disponibilità, alcuni dati giudiziari particolarmente delicati quali, ad esempio, la condizione di soggetto sottoposto alle indagini o di imputato, magari in vinculis. Si tratta di temi sicuramente rilevantissimi e degni, pur nella condizione emergenziale che stiamo vivendo, della massima attenzione, al fine di coniugare esigenze di giustizia, tutela della salute e protezione dati”.

Il Garante, inoltre, sottolinea come non sia stato investito da parte del ministero di alcuna richiesta di parere sulle norme emanate in merito, né sulle determinazioni in ordine alla scelta della piattaforma e dell’applicativo da indicare, ai fini della celebrazione da remoto del processo penale.

FONTE: garanteprivacy.it

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